Superare la povertà energetica guardando oltre le misure di breve termine
La povertà energetica non si vede solo nelle bollette alte. Alcune famiglie rinunciano a riscaldare o raffrescare casa.
Il 5 maggio 2026 Spagna e Portogallo hanno firmato il Memorandum per creare l’Osservatorio Ibérico de la Energía. Sulla carta è una piattaforma per monitorare, analizzare e diffondere dati su transizione energetica, rinnovabili ed efficienza nei due Paesi. Ma il punto più interessante è un altro: tra gli ambiti centrali di cooperazione c’è anche la lotta alla povertà energetica, con scambio di soluzioni e strumenti per proteggere i consumatori vulnerabili.
È un passaggio importante perché la Penisola Iberica ha un problema comune: molte famiglie vivono in case inefficienti, con redditi limitati e costi energetici che pesano troppo. Non è solo una questione di freddo invernale. In Spagna e Portogallo il caldo estivo sta diventando una parte sempre più evidente del problema.
La Commissione europea definisce la povertà energetica come la condizione in cui una famiglia deve ridurre i consumi energetici al punto da compromettere salute e benessere. Le cause principali sono tre: reddito basso, quota elevata della spesa familiare destinata all’energia, edifici ed elettrodomestici inefficienti. Nel 2024, il 9,2% degli europei non riusciva a mantenere la casa adeguatamente calda.
Sembra un numero. In realtà è una domanda politica: chi resta al freddo, chi resta al caldo, chi paga troppo e chi consuma troppo poco perché non può permetterselo?
Il problema non è solo spendere troppo
Per anni abbiamo associato la povertà energetica a una scena semplice: bollette troppo alte, famiglie in difficoltà, bonus per ridurre la spesa.
È vero, ma non basta.
Una famiglia può essere povera energeticamente anche quando spende poco. Perché magari tiene il riscaldamento spento. O vive in una casa umida. O rinuncia al condizionatore durante le ondate di calore. O rimanda altri consumi essenziali per pagare luce e gas.
È la cosiddetta povertà energetica nascosta: non emerge sempre guardando solo alla spesa effettiva, perché il problema non è quanto una famiglia paga, ma quanto dovrebbe poter consumare per vivere in condizioni dignitose.
Qui il lavoro della Banca d’Italia aiuta molto. In un articolo del 2025, gli autori mostrano che l’indicatore più usato — l’incapacità dichiarata di mantenere la casa calda — è utile ma incompleto. Applicando un indicatore basato su reddito/spesa e costi energetici, nel 2020 l’11,7% delle famiglie nei 16 Paesi europei analizzati risultava in povertà energetica: circa 30,9 milioni di famiglie.
Il dato più istruttivo riguarda proprio la Spagna. Secondo quell’indicatore, nel 2020 il 23,2% delle famiglie spagnole risultava in povertà energetica, mentre l’indicatore soggettivo della casa non adeguatamente calda si fermava al 10,9%. In altre parole: se guardi solo a una metrica, rischi di non vedere metà del problema.
Perché l’Osservatorio conta
Un osservatorio non isola una casa. Non paga una bolletta. Non cambia una caldaia.
Però può fare una cosa fondamentale: evitare politiche cieche.
La Commissione europea già nel 2020 invitava gli Stati membri a usare più indicatori, perché nessun singolo indicatore riesce a catturare tutte le dimensioni della povertà energetica. La stessa raccomandazione chiedeva politiche integrate: misure sociali, efficienza energetica, sostegno mirato ai vulnerabili, collaborazione tra livelli di governo e attori locali.
Questo è il punto.
Se misuro male, aiuto male.
Se aiuto male, spendo risorse senza risolvere il problema.
Se non distinguo tra freddo, caldo, spesa e rinuncia al consumo, costruisco strumenti troppo generici.
La Spagna lo sta capendo. Nel 2026 il MITECO ha aperto una consultazione sul nuovo Osservatorio di Povertà Energetica, nell’ambito della Estrategia Nacional contra la Pobreza Energética 2026-2030, proprio per centralizzare dati, aggiornare indicatori, migliorare le metodologie e stimare meglio la copertura del bono social, cioè lo strumento spagnolo di sostegno ai consumatori vulnerabili.
Il Portogallo ha già un osservatorio e una strategia nazionale 2023-2050 che punta a eliminare la povertà energetica entro il 2050. Gli assi sono quattro: migliorare la sostenibilità energetica delle abitazioni, garantire accesso universale ai servizi essenziali, rafforzare l’azione territoriale e migliorare conoscenza e capacità di intervento.
Due Paesi, stesso messaggio: prima di decidere chi aiutare, bisogna sapere meglio dove intervenire.
Spagna e Portogallo hanno una vulnerabilità comune
La Penisola Iberica non è solo un mercato elettrico integrato. È anche un laboratorio sociale della transizione.
La Spagna nel 2024 ha ancora numeri alti. Il rapporto della Cátedra de Energía y Pobreza della Universidad Pontificia Comillas stima che il 16,5% delle famiglie abbia una spesa energetica sproporzionata, il 12,9% una spesa insufficiente, il 27% una forma di povertà energetica nascosta e il 17,6% delle persone non riesca a mantenere una temperatura adeguata in inverno.
Il Portogallo non sta meglio. L’Osservatorio nazionale portoghese indica che tra 699 mila e 1,7 milioni di persone vivono in povertà energetica; il 15,7% della popolazione non riesce a mantenere la casa adeguatamente calda e il 29,9% vive in abitazioni non confortevolmente fresche durante l’estate.
Questa ultima cifra è importante.
Perché spesso parliamo di povertà energetica come se fosse un problema del Nord Europa: case fredde, riscaldamento, gas, inverno. Ma nel Mediterraneo la vulnerabilità energetica passa anche dal caldo.
La Commissione europea lo dice chiaramente: le ondate di calore rendono la povertà energetica estiva un tema urgente, soprattutto per anziani, famiglie a basso reddito e persone che vivono in case inefficienti o in quartieri con poca ombra e poca ventilazione. Le soluzioni non sono solo energetiche: riguardano anche pianificazione urbana, verde, qualità degli edifici.
Dagli sconti alla dignità
Uno studio pubblicato su Heliyon da Roberto Barrella, Pedro Palma, João Pedro Gouveia, José Carlos Romero, Eva Arenas e José Ignacio Linares parte proprio da qui: Spagna e Portogallo condividono una sfida severa, ma anche la possibilità di imparare l’uno dall’altro. Il paper analizza le strategie nazionali, le misure esistenti, le lacune e il ruolo degli stakeholder nella Penisola Iberica.
La proposta più forte è semplice: superare il labirinto degli aiuti frammentati.
Nel breve periodo, gli autori suggeriscono un trasferimento automatico — un voucher o sostegno monetario — che copra tutti i servizi energetici necessari. Non solo elettricità. Non solo gas. Non solo uno sconto che arriva se sai come chiederlo.
Automatico significa una cosa molto concreta: meno burocrazia, meno famiglie escluse, meno dipendenza dalla capacità del singolo cittadino di orientarsi tra moduli, requisiti e scadenze.
Nel medio-lungo periodo, però, il paper è altrettanto chiaro: gli aiuti in bolletta non bastano. Serve un programma di efficienza energetica pensato apposta per le famiglie vulnerabili: facile da richiedere, accessibile, mirato alle case peggiori, con impatti misurati prima e dopo.
Qui c’è il passaggio culturale: la povertà energetica non si risolve solo pagando parte della bolletta. Si risolve riducendo il bisogno di aiuto nel tempo.
L’efficienza energetica è politica sociale
Quando diciamo efficienza energetica pensiamo a cappotti termici, pompe di calore, infissi, certificati, incentivi: corretto, ma incompleto.
Per una famiglia vulnerabile, l’efficienza è una misura sociale. Una casa migliore riduce la spesa, aumenta il comfort, protegge la salute e rende meno necessario intervenire ogni anno con sussidi d’emergenza.
Il problema è che gli incentivi standard funzionano meglio per chi ha già quattro cose: liquidità, tempo, informazioni e capacità amministrativa. Proprio ciò che spesso manca alle famiglie in povertà energetica.
Per questo la Commissione europea raccomanda di destinare fondi pubblici, soprattutto sovvenzioni, alle famiglie a basso reddito che hanno risorse limitate e poco accesso al credito commerciale.
È una frase tecnica, ma il senso è molto pratico: se chiedi a una famiglia vulnerabile di anticipare i soldi per riqualificare casa, hai già perso.
La parte difficile: far lavorare insieme gli attori
La povertà energetica non si risolve solo nei ministeri.
Servono governi, comuni, regolatori, imprese energetiche, università, associazioni dei consumatori, enti sociali, ONG, amministratori di condominio, tecnici locali.
Il paper su Spagna e Portogallo usa una matrice potere-interesse per capire quali attori contano di più e come coinvolgerli. Sembra una cosa da manuale. In realtà è molto concreta.
Un governo può fissare una strategia.
Un comune conosce gli edifici peggiori.
Un’associazione intercetta chi non chiede aiuto.
Un’università può costruire indicatori migliori.
Un’impresa può contribuire con dati e strumenti.
Un osservatorio può trasformare tutto questo in conoscenza pubblica e politiche mirate.
La transizione giusta non nasce da una sola misura. Nasce quando dati, soldi, competenze e fiducia arrivano nello stesso posto.
La buona notizia e il rischio
La buona notizia è che Spagna e Portogallo stanno costruendo un pezzo di infrastruttura istituzionale utile.
L’Osservatorio Ibérico de la Energía può aiutare a confrontare dati, metodologie e buone pratiche. Può rendere più forte il lavoro dei due osservatori nazionali. Può spingere una lettura più mediterranea della povertà energetica, dove il caldo pesa quanto il freddo e dove la qualità delle abitazioni conta quanto il prezzo dell’energia.
Il rischio è che resti un esercizio elegante: molti report, pochi effetti.
Per evitarlo servono tre cose.
Primo: indicatori migliori, capaci di vedere anche chi consuma troppo poco.
Secondo: sostegni automatici, perché la vulnerabilità non deve dipendere dalla capacità di compilare una domanda.
Terzo: efficienza energetica mirata, perché la dignità abitativa non può essere un lusso.
La povertà energetica non è una deviazione temporanea della crisi dei prezzi. È il punto in cui transizione energetica, casa, reddito e salute si incontrano.
E allora la domanda non è solo quanta energia produciamo, né solo quanto costa.
La domanda è più semplice: chi può permettersi una casa dignitosa?
Bibliografia
Banca d’Italia, An analysis of energy poverty in the European Union, Questioni di Economia e Finanza n. 912, marzo 2025.
European Commission, Energy poverty, pagina tematica DG Energy, aggiornata al 2025.
European Commission, Commission Recommendation of 14.10.2020 on energy poverty, C(2020) 9600 final.
European Parliamentary Research Service, Energy poverty in the EU, settembre 2023.
Eurostat, 9.2% of EU population struggled to keep their home warm, 2 febbraio 2026.
IDAE, España y Portugal se unen en la creación del Observatorio Ibérico de la Energía, 5 maggio 2026.
Roberto Barrella, Pedro Palma, João Pedro Gouveia, José Carlos Romero, Eva Arenas, José Ignacio Linares, Toward an enhanced policy and action framework to address energy poverty in the Iberian Peninsula: An exploratory analysis, Heliyon, 2025.
Observatório Nacional da Pobreza Energética, Pobreza Energética em Portugal.
DGEG, Estratégia Nacional de Longo Prazo para o Combate à Pobreza Energética 2023-2050.
Universidad Pontificia Comillas, Cátedra de Energía y Pobreza, Informe de Indicadores de pobreza energética en España 2024, 2025.




